Capitolo I

“Vi era un’epoca di cui le leggende narrano. Ci fu un tempo in cui il principio vide la fine.”

La memoria dei mortali si consuma coi secoli, creano leggende dove la verità è labile, narrata in minima parte, dimenticando ciò che la mia mente non può scordare…
Per voi sarò solo un narratore, per altri un saggio…
Un ombra che vaga…
Un ombra che ascolta…
Un ombra che vede…

Si narra che un tempo questa terra fosse abitata da una grande e gloriosa stirpe, saggia e spietata:
Sirion è il suo nome.
La loro civiltà era al culmine dell’evoluzione; le città ricche e splendenti sorgevano rigogliose.
La loro magnificenza era “la gloria”…e a lungo ebbe il sopravvento.
In quei giorni i Sirion imposero il loro dominio ai mari ed alle terre ed ai monti, ed ad ogni forma di vita inferiore a loro.

Le lotte interne erano cessate da tempo immemore ed i giorni scorrevano tra studi magici e prodigiose invenzioni.
Poi…
Nei meandri del cielo una risata ruppe il silenzio della notte e la luna si fece da parte:
Sheizar iniziava la sua ascesa; egli fu il primo.
La sua luce illuminò il manto stellato.
La sua energia sconvolse le acque, e poi, come un lampo silenzioso svanì e tutto tacque.
Come Sheizar altri Sirion salirono come angeli al cielo elevando il loro spirito e dando fuoco al loro corpo mortale, un inutile involucro di carne…ma per ogni medaglia c’è il suo rovescio, un lato che la società considera oscuro, malato…un cancro che consuma dall’interno e che per questo deve essere eliminato: Malkav era il suo nome.
Sua unica colpa quella di essere un diverso, in un certo senso un pioniere del proibito…
In molti modi venne chiamato: Malkav il deviato, Malkav il folle e tutt’ora il suo nome in taluni scatena un brivido ancestrale, quasi come se la carne mortale avesse una sua memoria recondita, separata dal cervello, e potesse così far riaffiorare per un attimo le tremende visioni dei fatti che seguirono le incaute gesta di chi osò studiare il loco in cui le anime dei morti “dimorano”…Malkav era il suo nome…non scordatelo mortali ora che le sue azioni influenzeranno anche la vostra epoca.
So per certo che quello che sto per narrarvi vi apparirà assurdo ed inconcepibile, ma credete in me e avrete le risposte che cercate.
Esiste un luogo in cui le anime non vivono, soffrono…
Ah! Il suono dei tamburi è ancora vivo nella mia memoria…

Ogni cultura s’interroga continuamente su ciò che può accadere quando la carne muore, se esista realmente una vita dopo la morte dove ciò che si è fatto prima del trapasso pesi sul futuro delle nostre anime.
I Sirion anticamente cercarono queste risposte e quello che scoprirono non gli piacque per niente; vietarono a tutti la ricerca e lo studio sul “Nulla Migliore” e col tempo molti di loro si dimenticarono di questa nefasta scoperta…ed è così che iniziò il calvario di Malkav, da alcune semplici domande cui non poteva dare risposta…Perché lo studio del Nulla Migliore è vietato?Cosa attende alle nostre anime quando questa esistenza effimera vedrà la fine?…
I giorni passavano alternati alle fasi lunari fin quando colui che ora è ricordato a malapena non ebbe una sconvolgente rivelazione, terribile a tal punto che avrebbe potuto portare il mondo sull’orlo della follia…

Il suono dei tamburi mi sta chiamando…il Nulla Migliore.
Lampi improvvisi colpiscono il mio cervello, impotente di fronte a queste visioni che una dopo l’altra mi scorrono nella mente come sogni rarefatti di un giovane inquieto.
Cadaveri, carni morte, organi, arti privi del corpo, sangue, sangue ovunque, occhi vivi che ti spiano dai muri, da dietro gli angoli, dalle teste morte dei corpi esanime.
Morfeo, il Sogno, passeggia tra questo giardino ammirando stupefatto la bellezza della sorella Morte…
Camminando in un sogno stellato di dolore e carni dilaniate, straziate da lunghi spilli cavi che estraggono con meticoloso divertimento, tessuti da ogni parte del corpo, infliggendo dolori deliziosamente lancinanti ad ogni singolo filamento nervoso.
Dal profondo del cuore i Supplizianti torturano con infinita gioia tutte le anime che giungono in questo labirinto…il tempo, triste spettatore forzato d’anime in preda a stati di convulsioni psichiche, nel Nulla non scorre inesorabile…
Il filo spinato ti avvolge, ti strige sempre più in una dolce tortura…le carni attendono una macellazione…l’industria è in movimento.
Tra urla si eleva potente il suono metallico dei tamburi di questo inferno…
In questa illusione continua un ronzio, un battito impercettibile, attanaglia la mente.

Ma non temete per le vostre anime…

…così Malkav dopo aver appreso la vera realtà del “Nulla Migliore” capì il motivo per cui i suoi fratelli Sirion cercavano in tutti i modi di ascendere a divinità.
Il suo cervello si contorse fino allo spasmo, fin quando in un lampo di follia, elaborò il suo malaugurato progetto.
Lunghe furono le ore passate a scrivere e riscrivere, a formulare e cancellare, a disperarsi; ma quando la speranza era venuta meno, si affacciò sulla sua mente la soluzione finale.
Dura ed estenuante fu la ricerca dei materiali e la loro lavorazione, gratificante l’opera compiuta:
il mondo stava per assistere alla nascita di una forza mai vista.
Distesa nel suo laboratorio stava una statua in Pietra della notte (shadow), alta, possente, dalla forma antropomorfa e priva di lineamenti…sul suo corpo ancora i segni della grezza lavorazione dovuta all’eccessiva resistenza di questo rarissimo materiale.
Plasmata dalla roccia più oscura, una creatura vide la luce della vita.
La sua opera viveva.
Una dedica vivente ai pionieri di tutte le epoche; Malkav aveva creato un essere nuovo che attingeva la sua forza ed il suo sapere dal “Nulla Migliore”, incanalando le anime al suo interno e traendo da esse il loro sapere, la loro forza.
L’intento del folle era forse creare l’essere saggio per eccellenza o trovare un modo per scampare alla triste sorte che prima o poi l’avrebbe colto?Nessuno di preciso lo sa.
Infatti, poco dopo la nascita della creatura, Malkav venne scoperto: vana fu la fuga.
La morte lo colse, dopo un breve e fasullo processo, tramite il “flusso inverso” massimo segno di disprezzo che un Sirion poteva ricevere.
A lungo il suo studio fu perquisito, i suoi progetti bruciati, ma della creatura non vi era nessuna traccia…e così i Sirion si scordarono momentaneamente di lei.
In realtà lei attendeva nell’oscurità il momento giusto per vendicarsi di coloro che uccisero suo padre, che in un ultimo grande sforzo riuscì a nasconderla in un buio recesso tra la dimensione del “Nulla Migliore” e la dimensione terrena di Alseran.
Il tempo scorreva, clessidra non bloccabile da mano alcuna, e i Sirion continuavano ad ascendere sempre in numero più limitato, mentre i più morivano nel tentativo.
“L’Ascenditrice” (l’antica macchina usata per fondere il Dan con le forze della terra) era vecchia ormai e la pietra di Luna (Holyargon) sempre meno reperibile.
La creatura sussurrava nel buio, accrescendo la sua rabbia ed il suo potere mentre nuove anime si univano a lei.
La fine era all’inizio…
Quel giorno il sole non sorse mai ed il cielo assunse il colore del sangue caldo, le acque iniziarono a ribollire e come un uragano dal nulla comparve lei, in tutta la sua potenza.
Il suo viso cambiava lineamenti continuamente, sul suo nero corpo le anime scivolavano sotto forma di volti rarefatti; nell’aria si diffuse un odore di morte ed il vento portava con sé le urla dei morti.
Gli dei (ossia quei sirion illuminati che avevano completato l’ascensione) preoccupati da ciò, scesero sulla terra, ma la loro vista non fece altro che innervosire ancora di più l’essere.
…e la temperatura del sole scese sulle pianure rigogliose, le bollenti acque si alzarono impetuose sino a sommergere le coste…le montagne si aprirono e il sangue rosso della terra devastò ogni cosa.
I cadaveri aumentavano a dismisura ed Alseran prese l’aspetto di un tetro obitorio, mentre la creatura aumentava la sua potenza grazie alle anime dei morti…
Ciò che vidi erano montagne di carne morta, teschi ammassati come tronchi da ardere, la terra tinta di rosso.
Le esplosioni magiche avvolsero il cielo e le alti torri marmoree dei Sirion crollarono impotenti sotto quei colpi.
L’estenuante battaglia stava per giungere al termine e gli dei sarebbero capitolati…ma per loro fortuna capirono che l’unica speranza di vittoria che gli era rimasta consisteva nel tentare di interrompere il flusso di anime che dal “Nulla Migliore” giungeva alla creatura.
Mentre il vento spazzava sulle rovine e il cielo piangeva sulle pianure, l’essere si arrestò nel cielo.
Il suo potere stava venendo meno…gli dei erano riusciti nell’impresa?
La nera figura sollevò le braccia verso lo spazio infinito e alzando la testa sotto la pioggia cadente urlò, un urlo di dolore, straziante, per non essere riuscita a vendicare il suo creatore.
Il suo corpo divenne lucido mentre le ultime anime si raccoglievano intorno a lei, e la creatura pianse di rabbia…un cerchio infuocato blu come la notte l’avvolse.
Tutt’intorno calò un silenzio innaturale.
La pioggia smise di cadere e il vento di soffiare.
Improvvisamente il cielo si aprì e una luce oscura accecò ogni cosa…dopo solo il vento osò far rumore
I pochi sopravvissuti aprirono i loro occhi doloranti: l’essere di pietra nera era scomparso, ma al suo posto aveva lasciato una lunga scia di morti e distruzione…
Credendo che gli dei avessero vinto la battaglia, urla di gioia si alzarono e per un attimo tutta quella rovina e la follia della guerra venne dimenticata, ma Alseran era in rovina, rasa completamente al suolo…
L’occhio che tutto vede invano cercò la creatura…e questo agli dei non piacque.
Ora il passaggio per il “Nulla Migliore” era chiuso, è tale è rimasto, nella speranza che la creatura ovunque fosse, morisse lentamente come una catena di fiori che si spezza cadendo al suolo.Nel profondo abisso… un sussurro …

…una pallida luce azzurra brilla spavalda nel buio recesso…

Capitolo II

“…hai cambiato parte di me senza saperlo e ora tocca, afferra la pioggia che cade, parla con gli angeli caduti, leggi la pelle di quelli perduti…”

Il dolore era palpabile nell’aria, fetida a causa degli immensi roghi dove i milioni di cadaveri bruciavano…era all’ultimo giunta la fine.
Io stesso camminai tra le macerie ammirando le alti fiamme che al cielo si alzarono per giorni e notti, incessantemente, fin quando non rimase che cenere e sofferenza.
Alseran era in rovina…
Gli dei ammiravano increduli ciò che era rimasto di un florido mondo, domandandosi dove avevano sbagliato e come in così poco tempo tutto fosse andato perduto; e poi piansero… lacrime amare caddero a terra, segno inconfondibile di sconfitta.
Fu grazie a quelle lacrime che le fiamme si spensero… e le ceneri si alzarono in volo avvolgendo ogni cosa …e così gli dei decisero di far risorgere ciò che era stato.
I pochi sopravissuti trovarono rifugio su di un piccolo arcipelago e lì iniziarono nuovamente a costruire una città che eguagliasse i fausti passati…ma questa è un’altra storia.
Dalle profondità delle acque sorsero fiere montagne e le foreste crebbero rigogliose alle loro pendici, mentre forti corsi d’acqua riportavano la vita nelle lande aride.
L’antico continente fu diviso in due, e le nuove metà plasmate in modo da non poter mai più ricordare agli dei il loro vecchio mondo…

“Tutto ciò che volevamo era tutto, tutto ciò che abbiamo avuto era il freddo…alzati d’innanzi a noi
, lampo di gioventù sparato fuori dalle tenebre…città industria…” “Moradin”

Così nacquero i forti e robusti nani, destinati a dimorare nei monti ed ad essere i migliori lavoratori di pietre, come la volontà di Moradin aveva imposto.

“Oh essere i migliori, si voi lo sarete…fragili creature…nostri figli…” “Zenitar”

Così nacquero i fragili e bellissimi elfi, gli abitatori delle foreste, figli di Corellon e Zenitar.

L’ancestrale terra era quindi rinata e discretamente ora nascondeva i suoi segreti in colline scavate dai nuovi strani esseri che ora la popolavano o in maestosi alberi cavi nel fitto delle foreste.
Lo stesso avveniva nelle Terre Selvagge, dove un’altra razza vedeva la luce…

“Né paura della morte, né paura della putrefazione…per l’invasione…” “Gruumsh”

Così nacquero gli Orchi, possenti creature dotate di una forza smisurata, ma di scarso intelletto.

Entrambi i continenti si stavano popolando e tutto sembrava andare per il meglio, il nuovo mondo splendeva fiero, mentre gli avvenimenti passati erano un lontano ricordo, vivo solamente nella memoria di quei Sirion scampati alla catastrofe.
E giunta che fu l’ora, gli dei chiamarono a loro i superstiti e li inviarono per i due continenti come loro osservatori, per vegliare sulle nuove creature e sui loro progressi.
Man mano che il tempo passava, i Sirion ripresero ben presto a praticare le arti magiche ed arcane anche se proibito dagli dei, ma la loro superbia aveva in parte trovato l’antica grandezza nel girare tra popoli ancora primitivi…e così sulle lande di Alseran fece la sua comparsa per l’ennesima volta la Magia.
Si dice che, fino a quel momento, questi osservatori preferissero rimanere nell’ombra piuttosto che entrare in diretto contatto coi loro “sorvegliati”; poiché questo era il volere degli ascesi.
Ora, accadde che a mezza estate gli Elfi, com’era loro costumanza, invitassero una piccola rappresentanza di Nani ad una festa a Yew (città elfica); fu proprio in questa occasione che un Sirion, alquanto annoiato da tutto quell’errare, fece la sua comparsa nel mezzo di codesta celebrazione.
Un lampo a ciel sereno…una nuvola di fumo rosso…e sul palco del banchetto d’onore apparve un essere mai visto prima: Thayr era il suo nome, uno dei sopravissuti alla catastrofe.
Grande fu lo stupore e lo sgomento, ma anche la curiosità scatenata da quello sguardo divertito e superbo che piacque di gran lunga ai figli di Corellon e Zenitar.
Mentre il Sirion allietava la folla con racconti e trucchi magici, ben presto tutti i presenti si accorsero del fatto che in realtà, Thayr e suoi simili, continuamente si aggiravano tra loro, camuffati per lo più da anziani…e così da quel giorno i Sirion iniziarono a girare indisturbati con il loro reale aspetto.
Dopo quell’incontro gli Elfi furono sempre più curiosi di apprendere le arcani arti magiche, e in questo trovarono aiuto proprio da Thayr, un sopravissuto con una spiccata vena ironica.
Al contrario i Nani si tennero lontani da ciò che non potevano capire e tutt’ora, come del resto è noto, sono diffidenti verso tutto quello che non possono toccare con mano.
Ben presto l’errante dovette lasciare il popolo dei boschi e continuare il suo girovagare per i continenti, ma gli Elfi ormai erano in grado di studiare la magia anche da soli…
Le ricerche continuarono fruttuose, ma questa razza era ancora troppo inesperta per poter usare impunemente le arti arcane, nonostante i notevoli progressi a cui andavano incontro giorno dopo giorno.
Nei loro occhi in quel tempo splendeva una strana fiamma, un vago ricordo di ciò che fu; con l’aumentare delle loro conoscenze gli Elfi divennero sempre più superbi tanto da ricordare, loro malgrado, un popolo che a causa del suo credersi superiore andò incontro quasi all’estinzione…

L’ombra della corruzione si era voltata verso i figli di Corellon e Zenitar, e con diabolico interesse osservava tutte le loro mosse.


“…dalle ceneri…risorgerà…La Gloria…”

“La vidi seduta al tavolo di una fumosa locanda, la testa china da un lato, le braccia incrociate, gli occhi colmi di pensieri fissi su qualcosa di inesistente.
Una lanterna oscillante disegnava figure nell’aria mesta del locale…
Mi sedetti al tavolo vicino ed inizia a spiarla; la mia mente non era ancora lucida, ma ciò nonostante provai ad immaginare un possibile modo per conoscerla, per sentire la sua voce, incontrare anche una sola volta i suoi occhi…l’abisso era vicino, solo questione di tempo.”

…e così Istfryn Aleanath o come allora veniva chiamato dalla sua gente, Himo Nailo, vide per la prima volta colei che avrebbe cambiato per sempre la sua vita…poco dopo si sarebbe irrimediabilmente innamorato di lei…

“La luce improvvisamente si spense, le voci smisero di blaterare e i liuti di suonare, il buio attanagliava ogni cosa.
Trovai una candela sul tavolo; l’accesi. La pallida fiamma brillava in quello che ormai non era più un locale…

… e così e così e così …

la mia mente tuttora vacilla al ricordo… anche se adesso con un gusto dolcemente diabolico.

Ora distinguevo meglio ciò che mi circondava.
Stanotte, pensai, stanotte, stanotte, crocifiggerò tutte le mie pene…
La stanza era completamente rossa, dipinta da cima a fondo da sangue quasi del tutto rappreso; brandelli di carne erano sparsi qua e là; i suoi occhi erano ai miei piedi.
Movendomi lentamente fra organi ed arazzi in pelle di esterni, cercai l’uscita, ma trovai solo il dolore della carne, mentre si fonde con il metallo, l’oscurità… solo per un momento mi venne in mente una canzone…”

“Il metallo pulsa dentro di me, la mutazione è in atto.
Lei è morta e non tornerà , solo io posso andare a trovarla…
Una cacofonia di suoni e voci si staglia all’orizzonte, prende forma mentre i martelli incalzano come tamburi; tutto ciò che so è che un perfetto sconosciuto mi sta mangiando il braccio, mentre un liquido nero mi cola sulla faccia .
Bevo quel liquido saziando la sete che affligge il mio corpo.”

“La carne sfrigola ancora, la mutazione è in atto.
E’ troppo tardi …devo trovare una cura, cura, cura, cura …”

Lei era lì, immobile nell’oscurità…

Quando Istfryn Aleanath si riprese si trovò nel cuore della foresta.
Frastornato si guardò intorno cercando di capire cosa era successo e in quel mentre la vide, lei era lì … in piedi di fronte a lui …
I suoi lunghi capelli corvini, zampe di ragno che incorniciavano un pallido viso, si fondevano con il suo lungo ed aderente vestito mutevole ora nero ora in candide ragnatele che intrecciavano oscuri paesaggi montani.
La sua misteriosa bellezza abbagliava l’elfo nella cui mente domande contrastanti lottavano tra loro… non posso credere che questo gioiello mi guardi così… non so neanche il tuo nome… sono forse impazzito per ciò che ho visto?…

Il vento sibilava tra gli alberi, ballerine curve dal dolore nel buio della notte.

Passo dopo passo lei si avvicina, sussurrando parole incomprensibili fino a che le loro labbra si incontrarono, le loro lingue si agitarono come serpenti…

“Gli occhi tuoi salutano il destino mentre il tuo corpo si strappa sotto di me, schizzando brandelli di interiora e sangue per tutta la stanza, creando un qualcosa che pulsa all’unisono con il cielo, con la foresta intera.
Miriadi di aghi infilzano il mio volto, il ventre si dilania gli arti si staccano faticosamente lasciando vistosi fili di carne molle.
Tutto si sta aprendo, anche il cielo, finalmente riesco a vedere le stelle e la pallida luna.
La nostalgia è morta e l’innocenza è stata giustiziata.”

…e così Lolth riuscì a traviare il migliore degli Elfi, Istfryn Aleanath o Himo Nailo il nome che la sua gente oramai vuole dimenticare, dando vita ad una nuova stirpe, gli Elfi Scuri o come talora vengono chiamati Oscuri.
La perfida dea scelse lui, perché nella sua perfidia voleva creare una razza che fosse l’unione di un campione eterno ed una divinità… figli dell’odio e dell’inganno…
Corellon non stette a guardare immobile la fine dei suoi figli e condannò i deviati a lasciare per sempre le verdi foreste natie e a non rivedere più la loro rigogliosa capitale.
Lolth abbracciò il suo amante e forti del loro Amore si ritirarono dalla vista di Corellon e Zenitar, per nascondersi in un loco oscuro dove far crescere i loro figli e far fiorire la nuova stirpe.

Nel frattempo nelle Terre Selvagge una guerra si consumava tra i figli di Gruumsh, gli orchi, e gli abili Uomini lucertola (lizardmen).
Così le Terre Selvagge si guadagnarono a pieno titolo il loro nome, sconvolte da battaglie di inaudita primitiva violenza.
Mentre i rettili colpivano con le loro code, fruste di squame veloci come le lingue di camaleonti, i cadaveri degli orchi aumentavano impotenti sotto la velocità e la tecnica di combattimento di quegl’esseri a sangue freddo.
Fu proprio un capo Orco che per primo scorse qualcosa nel mezzo di una battaglia… mentre i suoi compagni fracassavano con ossa di altri animali le fragile teste dei rettili, lui scorse tra le ombre delle rocce un essere intento a spiare gli esiti del combattimento.
Non era né un Uomo lucertola né un Orco, ma mentre il capo si rese conto di ciò, una lancia lo trafisse conficcandosi tra le sue costole.
La vista del suo sangue lo sconvolse a tal punto che, colto da un’ira improvvisa, si lanciò contro un folto gruppo di squamati, mentre altre due lance trovavano pace tra le sue carni.
Roteando in aria la sua mazza emise un urlo spietato e con un sol colpo fracassò quattro crani nemici coprendo la sua lurida pelle di cervella nemiche… subito dopo cadde al suolo esanime… ma quel giorno grazie al suo gesto gli orchi banchettarono con carne di lucertola.
La guerra durò ancora a lungo, ma ormai era chiaro chi sarebbe uscito vincitore… nel frattempo più esseri avevano avvistato strane ombre vagare per i campi colmi di cadaveri e corvi… ma il nemico era la cosa più importante.
I villaggi bruciavano e il legno arso crollava inesorabile verso il terreno, sua antica culla.
Così il cielo fu di nuovo oscurato da nubi nere e l’aria, fetida per i cadaveri, risvegliò l’attenzione di una pallida luce.
I rettili vinsero e gli orchi si arresero, ma entrambi ben presto si sarebbero dovuti assoggettare ad un unico padrone, volenti o nolenti.

Ombre, come suoi occhi e sue orecchie, invasero le Terre Selvagge per preparare il mondo al suo ritorno…

A sua immagine e somiglianza una nuova razza comparve sulle lande desolate delle Terre Selvagge.

…una pallida luce azzurra brilla spavalda più che mai nel buio recesso…

“…i venti del cambiamento consumano la terra. mentre noi rimaniamo nell’ombra delle estati ora passate…”

Capitolo III

“…con la neve tinta di rosso intorno a lui, nucleo di un sole dai raggi cremisi, smise di pensare e dalla sua bocca non uscì più vapore…”

Ombre, occhi, orecchie…volti pallidi che si annidano nei recessi profondi di quelle Terre Selvagge, che si nutrono di quel sangue che come acqua filtra nel terreno, dando forma e vita a fiumi purpurei, fonte inestimabile di vita, se così si può chiamare.

Città sorgono nel profondo aspettando il suo ritorno…la sua luce…la sua verità…la sua vendetta.
Come formiche ogni dì crescono di numero, instancabili succubi di un unico padrone, radice della loro stirpe, padre della loro insensata acredine e del loro non condiscendente tormento.
Malkav, in onore di colui che fu il suo creatore e che le nuove razze usavano come mostro leggendario per far tacere i loro piccolo, Malkav, per far si che questo nome incuta nuovamente terrore e ancestrali fobie, Malkav, per amore verso l’unico essere che ne abbia mai mostrato nei suoi confronti…Malkavian…i suoi figli, devoti servitori, domestici fedeli che imbandiscono il tavolo per un banchetto in suo onore: Alseran.
Così mentre nuove creature, che ben presto tutti avrebbero imparato a chiamare Malkavian, preparavano la via per il ritorno del peggior incubo Sirion, la vita sulle nuove lande fioriva rigogliosa più che mai.
C’era comunque chi attendeva timoroso l’incombente catastrofe e con perseveranza giorno dopo giorno temprava le sue arti arcane nella speranza di poter cancellare per sempre questa lama oscura che da tempo immemore oramai pende sui destini incrociati di tutti gli esseri che popolano il nostro amato mondo.
Io stesso vorrei esser capace di tale impresa, ma gli dei miei amici, mi scelsero come semplice osservatore che non può intralciare il corso degli eventi, fiume in piena pronto a valicare gli argini per inondare tutto ciò che sta al di là del suo comodo letto.

Come posso solo osservare senza agire, se l’infausto si ripetesse?

In quei giorni la calma regnava apparente, mentre all’ombra del suo sorriso la tela che da anni veniva ordita, era oramai completa…il mosaico infine prendeva forma e posto nella storia delle nuove terre.
Venne l’autunno, ed in una delle notti più gelide le stelle smisero di splendere verso i nostri occhi, mentre colui il cui nome non dovrebbe essere pronunciato si affacciò sulle Terre Selvagge radunando intorno a sé tutti i suoi figli e le creature a loro inferiori.
Infine la storia si ripeteva.
Un’orda devastante invase le nuove terre lasciando dietro al suo passaggio solo morte e devastazione, in un crescendo di inaudita violenza.
Gli dei, destatisi dal loro idilliaco sogno di gloria, si tuffarono in un lampo nell’incubo peggiore che le loro menti divine potessero concepire, temendo loro stessi per l’incolumità dei loro involucri di pura energia.
Come un baco divora ingordo la foglia su cui riposa, così Kargoth, come venne chiamato dai figli di
Corellon e Zenitar, ingurgitava le anime dei morti che provocava passo dopo passo, in una macabra danza funebre avvolta dalle fiamme e sovrastata dalle nere ceneri della distruzione.
“E’ venuta la nostra era figli miei, l’era della vendetta”, disse la nera creatura partorita dalla mente di un Sirion ribelle, “Malkav, padre mio, sarai orgoglioso del tuo lavoro…Ahahahahahah”…e quella risata colma di innocente malvagità riecheggiò per tutte le valli in un boato che smosse la terra.

La battaglia ebbe inizio.

Ancora una volta il cielo si oscurò, mentre dalla schiena di Kargoth lungo la linea della spina dorsale, due file simmetriche di chiodi comparvero dalla sua carne di pietra.
Il suo corpo perse spessore e fu attraversato da venti rosso sangue, mentre dal cielo scesero chicchi di grandine sotto forma di occhi ghiacciati.

…la cerimonia ebbe inizio…

Improvvisamente i suoni scomparvero ed intorno alla creatura si formò una cupola d’aria purpurea, un mare vorticoso in continua espansione, e allora gli dei appresero il sinistro disegno del fato: Kargoth stava cercando di separarli per l’eternità dalla loro opera meglio riuscita, le nuove terre, Alseran.
All’epoca tremai di fronte a quella cupola e pregai per la salvezza di queste lande e come me fecero tutte le giovani creature che le popolavano, tutte tranne una, tra loro la più anziana…un orecchie a punta…Dinraen il Blu.
Fulmineo come la tempesta, quando vide che la cupola di porpora si stava ingrandendo a dismisura, l’arcimago elfo scagliò su Kargoth una potente saetta che tutto il circondario dipinse di un violaceo colore.
La nera creatura riacquistò la sua forma originaria prima che il mondo fosse inghiottito in un buio purpureo ed un’invisibile barriera si alzasse, ad impedire agli dei di solcare le terre da loro generate.
Purtroppo, per l’essere di pietra, Dinraen conosceva le sue intenzioni e con la sottile ironia che caratterizza il popolo dalle lunghe orecchie, un giocoso scherzo gli fece…

Kargoth si guardò le mani con aria attonita, il suo potere stava scemando lentamente come se…

“Non può essere, tu misero sgorbio creato da falsi dei come loro schiavo, tu, non puoi essere in grado di far ciò…Non è possibileeeeeeeeeeee…”

…se il Nulla Migliore avesse chiuso i battenti, non accettando più nuovi membri in quella esclusiva gilda di anime perse…

Preso alla sprovvista e privo del suo antico potere la nera figura si piegò in avanti su se stessa e con un urlo amaro più della cenere estrasse due ali dalla sua schiena ricurva.
Versando lacrime di puro dispiacere spiccò il volo, pipistrello nella notte vicino le fiaccole, e i suoi figli si ritirarono solcando i campi intrisi di sangue e decorati con membra separate dal loro corpo.

Ancora e ancora quante volte ancora…dormiremo mai sonni privi di incubi, vivremo mai giorni privi di Morte?

Come si dice in questi casi “la vita continua” e così fecero i popoli di Alseran a cui ben presto si sarebbe aggiunta una nuova razza figlia di Xymor e Delanna.

“…Morbo mortale, le sue unghie lucenti tende al braciere…c’è una beatitudine in cui credere, ed è che tutto dimora in un’estasi eterna, ora e per sempre…” “Xymor”
Per suggellare la vittoria, Xymor plasmò i suoi figli, uniche creature dotate di libero arbitrio a calpestare la docile polvere in questo mare di dubbi.
Come per incanto la vita degli umani seguì quasi la medesima strada dei figli di Zenitar, con l’unica differenza che nessuno si presentò loro per corromperli, ma ciò nonostante molti di essi scelsero quella strada decidendo di adorare Morgia e altri di stare su di una via a metà da tutto; ma come si sa ormai, in ciò che si crede Bene vi è sempre del male e in ciò che si crede Male vi è sempre del bene.
Tuttora penso che gli uomini non abbiano ben chiara questa massima, ma d’altronde non sono né dei né esseri perfetti…

Un giorno, quando le idi di marzo erano alle porte, Iolo, il famoso artista errante, mentre viaggiava per le terre del nord, incontrò sulla sua via un giovane ragazzo vestito con curiosi abiti che nel suo lungo girovagare, il bardo [Iolo], mai aveva visto.
In una mano stringeva una pietra nera mentre guardingo cercava chiaramente di capire dove fosse.

“Ragazzo da dove vieni?”, chiese Iolo.

“…da Cambridge, nelle British Isles, ma signore…mi può dire dove siamo?”, rispose il giovane.

Forse fu per il suo sguardo o per l’alone di mistero che lo circondava, fatto sta che il ragazzo entrò immediatamente nelle grazie dell’avventuriero e decise così di portarlo seco nel suo errare per il mondo.
Di sicuro non sapeva che quel giovane innocente avrebbe marchiato a fuoco il suo nome sulla storia di queste terre.

Iolo decise di affidare l’addestramento del giovane a Shamino, valoroso paladino di Delanna e suo più fidato amico…

“Ah ah ah che strano nome hanno le tue terre ragazzo, mi piace…ti chiamerò British, già già…”

Alle parole di Shamino il giovane rise, ma accettò di buon gusto il suo nuovo nome affibbiatogli da quello strano individuo che però, inspiegabilmente, gli spirava una grande fiducia.
C’è da dire che inizialmente British decise di rimanere con quei due singolari personaggi solamente per trovare un modo con cui tornare alla sua “terra” d’origine.
Con l’andare del tempo però il ragazzo si affezionò notevolmente alla sua nuova famiglia ed iniziò a sviluppare una spiccata e direi quasi innata abilità nel combattimento e nell’uso di alcune arti magiche.
Da i suoi padri adottivi ereditò la saggezza ed il coraggio e ben presto le storie sulle sue gesta iniziarono a circolare per tutte le lande civilizzate, grazie soprattutto alle innumerevoli melodie dei cantori erranti, che corte per corte, piazza per piazza, intrattenevano gente di ogni rango, nobili o villici che siano.
Così attraverso gli anni la sua fama crebbe a dismisura, ed a dispetto della sua età ed estrazione sociale, per aver aiutato popoli di diverse città (che all’epoca erano piccoli stati su una grande unica scacchiera) venne insignito del titolo di Lord British e gli venne donato un castello.
Poco a poco intorno alle mura della sua dimora sorsero case, stalle, negozi e campi arati d’ogni ben di dio ed in men che non si dica nacque Britain futura capitale dell’Impero.
I giochi erano fatti, i tempi maturi e così Lord British riuscì in un’impresa mastodontica: unire sotto un unico sovrano tutte le città allora presenti (escluse Ocllo e NuJel’m).

L’Impero di Britannia era nato.
Gli dei visto lo svolgersi degli eventi decisero di infondere in British le otto virtù e di renderlo il loro campione nelle lotta contro kargoth su quelle terre che da tempo ormai i loro piè immortali la polvere non calpestavano.
La leggende camminava tra noi, il prescelto era infine giunto su queste terre bramose di giustizia.

Come ogni bel sogno è destinato a finire, così presto l’Impero di Lord British avrebbe assaggiato l’ira avida di giustizia di un povero orfano, desideroso di vendicare il suo creatore e padre, l’unico che l’abbia mai amato.

Un gelido giorno d’inizio inverno cadde la prima neve e con lei giunse la creatura.
Comparve sull’Isola di Ghiaccio durante una tormenta, nera sagoma nel candore violento, seguita da un inimmaginabile seguito di malkavian, nonmorti, orchi e uomini lucertola.
L’invasione era in atto.
Come topi sbucarono dal sottosuolo nel mezzo delle vie di Vesper, oscuri untori di morte, spargendo il terrore tra le genti.
Immediate furono innalzate le difese e un messaggero inviato a Britain, ma i Templari Imperiali, armata scelta di Lord British, erano già partiti alla volta della malcapitata città.
Vane sono le mie parole nel cercar di descrivere ciò che accadde, non avendo avuto l’opportunità di assistere a molte di esse.
Ciò nonostante molti reduci dell’esercito imperiale e alcuni Templari compilarono dettagliate cronache e rapporti …

Così scriveva Karai membro dei Templari:

“Da tempo oramai eravamo in stato di allerta.
I nostri osservatori nelle terre selvagge avevano notato un aumento delle attività nemiche, sino a quando un dì Lord British si alzò di scatto dal trono urlando con la sua voce possente “Vesper… infine sono giunti…” [i Templari pur avendo sede a Trinsic da qualche tempo dimoravano a Britain per timore di un imminente attentato malkavian verso il loro re -ndr-].
Così noi, i gloriosi Templari Imperiali, partimmo senza proferire nessuna parola di dubbio.
La nostra meta era Vesper, il nostro obbiettivo cacciare il nemico a costo della nostra stessa vita.
Lungo la via incrociammo un messaggiero, era stanco, ma nonostante ciò correva a più non posso…(il cavallo era morto nelle paludi vittima di un grosso rettile) .
Con non poco affanno ci descrisse quello che stava accadendo alla sua città…il nemico era già dentro le mura.
Non c’era più tempo da perdere.”

Nel frattempo, per dovere di cronaca, dalle giungle a sud di Trinsic, sede dei Templari, una nuova minaccia incombeva.
Uno sterminato esercito di malkavian marciava a ranghi serrati verso la ricca città, chiusi nelle loro scure armature di piastre.

La neve ricopriva per intero Britain e con lei molte zone che mai prima di allora l’avevano conosciuta.

British radunò il suo esercito nel tempo che impiega il lampo nel schiantarsi al suolo e con una fermezza degna del più grande dei sovrani prese la testa delle truppe ed iniziò la lunga marcia forzata verso Trinsic.

Mentre il Re si incamminava, a nordest della palude Tristevento [situata a nord di trinsic -ndr-], l’antico splendore si mostrava per la prima volta alle nuove razze che coi loro piedi da tempo ormai calpestavano la polvere della nostra amata Alseran: una semisfera ,densa più della nebbia che avvolge perennemente passo Midal e pallida più dei bianchi capelli di un leggendario albino, inghiottì le tre isole Nauorn, e pulsando all’unisono con la terra si espanse sempre più raggiungendo quasi i confini estremi della palude.
In un istante il mondo parve fermarsi e con lui tacque qualsiasi essere o cosa che potesse produrre rumore; il vento cadde al contrario dei candidi fiocchi che cessarono la loro folle picchiata verso il suolo.
Con lacrime di gioia accolsi quel momento, era infine giunta l’ora da me attesa da immemori cicli?

D’improvviso la semi sfera iniziò fulmineamente a ritirarsi, sino a quando giunti in prossimità della palude, che da allora fu chiamata Triste Evento [col tempo una e si è persa per divenire Tristevento -ndr-], vedemmo chiaramente in lontananza una candida città scintillante.
Ad un primo sguardo il bianco marmo lasciava a bocca aperta per la sua raffinata lavorazione, ma dopo lo stupore, si era subito colti da un senso di netta inferiorità nei suoi confronti.
La mia bocca proferì da sola quelle parole:

“Oh Zaion! Questa è Zaion, l’unica città Sirion che raccoglie i superstiti della mia razza. Per secoli è rimasta celata agli occhi di tutti, ma ora i tempi son maturi e gli eventi troppo nefasti per rimanere ancora nell’ombra. Lord British il mio popolo è con te e in questo istante sta difendendo con feroce coraggio la città che tu chiami Trinsic.”

Nel momento in cui finii di pronunciare quelle parole British si voltò verso sud:
“Arrivano! Soldati, siamo alla resa dei conti, il futuro della nostra terra si deciderà qui tra breve!”

Le truppe rimasero immobili pronte a scattare al primo comando del loro Signore.

“Schierarsi per file. Arcieri avanti pronti ad indietreggiare dietro ai lancieri non appena la prima ondata sarà a portata di lama.”

Nella sua armatura splendente il più improbabile dei difensori donava il cuore ad un mondo che neanche era il suo.

La neve incominciò nuovamente a cadere su quella triste pianura a ridosso delle melme putrescenti della palude.
Il nemico non era ancora a portata di occhio umano, ma ciò nonostante l’esercito dell’Impero si schierò senza dubbio alcuno al risonar degli ordini del prescelto degli dei.
I generali ripetevano con la stessa enfasi gli ordini a tutti gli squadroni finchè da ovest con non poco stupore giunsero silenziosi i nobili abitanti delle foreste.
Anche gli elfi erano al nostro fianco guidati da Dinraen il blu, potente arcimago che già una volta riuscì a scacciare la nera creatura.

“Uomini anche il popolo dalle orecchie a punta è venuto ad aiutarci con i loro archi e la loro pioggia letale di frecce”

La pianura era completamente innevata quando all’orizzonte una confusa massa nera fece la sua comparsa.
L’esercito Malkavian, con a capo Kargoth in persona, era pronto per la battaglia finale.
Le terribili creature si schierarono sul campo attendendo un ordine del loro Padre-padrone, nascoste dietro nere corazze di piastre, pece sulla candida neve.
Un urlo si propagò per la piana ed una carica disumana si lanciò contro l’esercito dell’Impero.

Gli arcieri tesero i loro archi ed ad un ordine prestabilito scagliarono i loro dardi contro il nemico.
La raffica travolse la prima fila malkavian, ma lo scontro corpo a corpo era già iniziato.
Elfi e uomini combattevano fianco a fianco per un obbiettivo comune: distruggere la nera creatura e tutta la sua prole malvagia.
Bianco e nero si eran fusi in un’unica indefinita macchia.
Nel mezzo della battaglia Kargoth si fece spazio tranciando decine uomini solo con l’ausilio del suo braccio destro, fin quando non si trovò faccia a faccia con il prescelto, venuto da un mondo lontano.
I due si scrutarono a lungo mentre d’intorno il rosso tingeva la scenografia di quell’incontro.
La lotta ebbe inizio, breve, veloce, intensa come la lava inesorabile del monte Fiamma.

Lord British si accosciò lentamente al suolo…con la neve tinta di rosso intorno a lui, nucleo di un sole dai raggi cremisi, smise di pensare e dalla sua bocca non uscì più vapore.
Un silenzio innaturale si sparse per il campo di battaglia, seguito da una innaturale staticità nell’aria.
Ogni essere vivente presente nella zona smise di muovere un solo muscolo, con gli occhi fissi sbarrati su quel corpo.

Poco dopo iniziò un lieve vocio…

“…il Lord…è morto…”

“il Lord è morto…”

” IL LORD E’ MORTO!”

Le truppe di Lord British, attonite deposero le armi, fissando, incredule e perse creature nel buio della notte senza stelle, il cadavere dell’Imperatore.
Le truppe nemiche si erano congelate.
Kargoth giaceva a terra sanguinante, un nero liquido sgorgava a fiotti da una ferita lunga dalla spalla allo sterno.
Il prescelto era riuscito in parte nella sua impresa a costo della sua stessa vita stroncata dalle arcane arti della creatura.

Come mute formiche i malkavian raccolsero il loro padre e iniziarono una lente ed inesorabile ritirata, mentre per la prima volta le loro menti vacillavano di fronte alla vista del Dio-Sovrano ferito quasi mortalmente da un misero mortale.

Morgia, adirata con Kargoth (che aveva usato i suoi non morti per la guerra), mandò Ur-Nanshe, il suo più potente Lich assieme a legioni di non morti all’isola di ghiaccio, dove i malkavian si erano impossessati della terra dei barbari Raskàsh, radendo al suolo il loro villaggio, e dove avevano scavato la fortezza sotterranea di Deceit, ponte di lancio per l’invasione dell’Impero.
I non morti, resuscitati continuamente da Ur-Nanshe, non risparmiarono nessun malkavian, devastando la loro fortezza.
Kalebah, la succube, uno dei primi cinque figli della Nera Creatura, cadde sotto le arcane arti del Sovrano dei Lich, divenendo l’ennesima marionetta senz’anima della Dea dei morti.

A Vesper i templari combattevano vicolo per vicolo riconquistando lentamente l’intera città, fin quando, ai loro occhi inspiegabilmente, le truppe dell’abisso abbandonarono la lotto ed uscirono dalle mura di cinta.
Con loro anche gli orchi se ne andarono da lì per poi, presi da una folle sensazione di inappagamento, fermarsi lungo la via del ritorno a quella che anni fa era un florido porto di mare dell’Impero: Cove.
Le terribili creature non risparmiarono nessun uomo, e tennero le loro mogli come schiave.
Dall’unione degli orchi con le donne nacquero quelli che oggi son comunemente conosciuti come Mezz’orchi, per metà umani e per metà bestie immonde.
Nel frattempo i valorosi templari si misero all’inseguimento dei figli di Kargoth, quando poco fuori la città vennero raggiunti dalla nefasta novella.
Sconvolti i loro occhi si accesero per la prima volta di un sentimento a loro sinora sconosciuto…l’odio si impadronì di loro e da quel giorno giurarono a loro stessi ed al mondo intero che avrebbero ucciso chiunque fosse stato nemico dell’Impero in quei tristi giorni.


Lungo fu l’inseguimento fin quando le loro tracce non si persero nella jungla.
Stanchi e affamati i valorosi Templari decisero di tornare a Trinsic, ma lungo la via del ritorno si fermarono su di una altura dalla quale si poteva dominare con l’occhio una vasta regione delle terre selvagge.
Fu allora che decisero di fondare la roccaforte di Delucia e di portarvi le spoglie del loro sovrano, divenendone i guardiani in terra e tenendo così il corpo esanime del prescelto lontano dalla corruzione che ormai incombeva sia a Trinsic che nella capitale.
Una monumentale tomba fu innalzata in onore di Lord British.
Un glorioso capitolo della nostra storia si era infine concluso tragicamente, con la perdita di uno dei più puri e valorosi guerrieri di questi incauti tempi.
Cosa ne sarebbe stato di Britain?
…e di Alseran…?
L’Impero era infine senza un sovrano?
No, per nostra fortuna pensammo di no.
Infatti alla tenera età di soli otto anni, il principino William salì al trono guidato nelle sue decisioni dal suo unico tutore, Selron Mantìsh, ora suo fido ed unico “consigliere”…

E così infine Kargoth fu sconfitto per la seconda volta lasciando nuovamente dietro di sé una scia di cadaveri e rovine, riscrivendo col sangue l’assetto politico ed economico delle nostre terre…lasciandoci in un apparente stato di pace, in un fragile equilibrio…

Camminiamo quindi tutti su un’immensa lastra di ghiaccio venato, che in qualsiasi istante potrebbe rompersi, smettendo di celare l’abisso ai nostri occhi, inghiottendo i nostri fragili corpi in un buio senza fine…

…un’impercettibile luce azzurra lotta più che mai nel buio recesso…

“…i venti del cambiamento consumano la terra. mentre noi rimaniamo nell’ombra delle estati ora passate…”

Capitolo IV

“…vi è un epoca in cui le leggende nascono…”

Oramai venticinque cicli son passati. Venticinque lunghi anni e il mondo è cambiato profondamente.
Con la morte di Lord British, l’impero si è ridotto a poche città… al trono del Nuovo Impero siede Lord William, figlio legittimo del defunto Sovrano, che attualmente ha 28 anni.

  • Città del Nuovo Impero: Britain (capitale), Paws, Skara Brae e Fort Sandguard

Il Duca Asthur Grimvald attirato dal trono vacante, quando seppe che Britain aveva un sovrano, fondò il Regno di Trinsic, rimanendo neutrale nei confronti del Nuovo Impero, ma tramando continuamente alle sue spalle per il dominio delle Terre Libere.

  • Regno di Trinsic: Trinsic (capitale), Serpent’s Hold, Jhelom

Vesper, rovinata indelebilmente dalla guerra, divenne uno stato libero, rifugio per lo più di assassini, contrabbandieri e pirati.

  • Regno degli Stati Liberi: MoonGlow, Vesper (capitale)

Il regno dei Nani non subì cambiamenti, chiusi com’erano nelle loro montagne e miniere a cercar solo di arricchirsi, non parteciparono neanche alla battaglia contro Kargoth:

  • Regno dei Nani: Valinthor (capitale), Minoc

Un altro Regno nacque da quella frammentazione.

  • Regno dei Pirati: Buccaneer’s Den (capitale), Magincia, NuJel’m

Gli elfi, schivi per natura continuano a vagare per i boschi aiutando quegli umani che chiedono il loro aiuto contro i nemici comuni.

  • Regno degli Elfi: Helmshire, Yew (città)

Gli elfi scuri approfittarono della confusione generale per espandersi dando vita al Regno di Lolth.

  • Regno di Lolth: Wind (capitale), Menzoberranzan

Un’unica città tutt’ora non si è schierata sulla scacchiera politica di questi giorni, Ocllo.

Una vasta serie di città stato compongono il resto del mosaico.

  • Cove (Orchi): Cove, sede dei mezz’orchi, ultima razza arrivata su Alseran, è l’estensione esterna della volontà di Kargoth, usata come ponte di tramite tra le terre selvagge e quello che fu il territorio dell’Impero.
  • Nehekara (Malkavian): Capitale dei Malkavian, è la roccaforte terrena della creatura e dei suoi figli.
  • Papua (Lizardmen): Capitale degli uomini lucertola è uno dei vari punti di sosta usati dai malkavian.
  • Delucia (Templari): Ultima vera roccaforte del Vecchio Impero, è governata tutt’ora da quei templari che qui portarono le spoglie di Lord British.
  • Kowloon (Shodan): Da lungo tempo città neutrale e sede degli ordini di monaci e ninja, ospita individui di varie razze in una precaria armonia.

Capitolo V

Dopo quella che venne presto definita “L’ultima notte”, una serie di cambiamenti quasi invisibili, ma davvero profondi, cambiarono lentamente le nostre vite e il nostro mondo, in maniera irreversibile.
Sebbene non sia passato molto tempo, e una moltitudine di persone pare di ricordare, la percezione dello stesso scorrere dei minuti risulta alterata, scagliando questo avvenimento in una memoria molto più remota del ricordo stesso.


Come se la loro stessa presenza mantenesse sottilmente l’equilibrio dell’esistenza. Equilibrio che dalla loro scomparsa è mutato, ma pur sempre sostenuto.


Accadde tutto in una notte, “l’ultima notte”.

Chiunque avesse avuto contatti di recente con dei Sirion, li avrebbe definiti addirittura più nostalgici del solito, ma in fervente fibrillazione e con una forte emotività. Espressioni delle emozioni che già in normalità sarebbero stati un caso eccezionale già solo per un unico membro di quella razza. Nessuno di noi altri era in grado di interpretare quelle parole di conforto che cercavano di prepararci, né più nessuno di noi è più in grado di ricordarle.

C’è chi ha chiamato la loro sparizione “ascensione”; ma in realtà nessuno conosce ciò che è successo. Nessuno, a parte loro, era a conoscenza di ciò che avrebbero fatto a breve. E nessuno ancora è riuscito a comprendere lontanamente il loro gesto. Qualcuno suppone che siano ritornati ad ottenere quel potere divino e straordinario che possedevano in origine, altri sostengono che le loro ricerche millenarie siano arrivate ad un termine, e che con quella comprensione si siano evoluti in qualcosa di nuovo. Qualche mente malvagia sostiene con scherno e disprezzo che si siano semplicemente uccisi, invece.
L’unica cosa che davvero si conosce, è che nel cuore di quell’ultima notte di plenilunio, la loro città si è misteriosamente sollevata dal terreno, sradicandosi quasi, e iniziando a fluttuare emettendo delle luci bluastre mentre si compattava sempre più. I testimoni che hanno osservato da lontano l’accaduto, parlano della formazione di una sorta di fortezza, di un macchinario, di una specie di cristallo, ma erano tutti in forte difficoltà quando hanno cercato di descriverne veramente la forma o le azioni.

Mano a mano che Zaion si sollevasse nel cielo, diventava sempre più brillante e sempre più visibile in tutto il continente, quasi come se si trattasse di una piccola e vicinissima stella.

Da lì, infine, si scatenò un fortissimo bagliore, che inchiodò lo sguardo di ogni essere vivente al cielo, chiamandolo quasi ad essere testimone di quell’evento inaspettato.

Non si sa se effettivamente tutti i Sirion fossero nella loro città al momento della scomparsa, ma sicuramente da quel momento in poi, nessun Sirion è stato più visto in tutta Alseran.

Diversi giorni dopo, dei confusissimi messi provenienti da Sirion, rientravano nei loro regni di origine portando un messaggio della Razza scomparsa destinato ai loro amici ed alleati:

Essi con questa lettera sostenevano che il loro tempo mortale in Alseran era terminato e per tanto hanno abbandonato ogni loro spoglia. Hanno chiesto nella stessa a tutti i “rimanenti” di gioire e di festeggiare e non di disperare, poiché erano entrati in una nuova era, e non disperare, che i Sirion stessi non li avrebbero abbandonati, anzi, che si erano preparati per poter guidare i più meritevoli lungo una scia che se percorsa, avrebbe permesso loro di raggiungerli.
Nel tempo a seguire, sparsi per tutta Alseran vennero rinvenuti dei monoliti misteriosi, di un materiale a tratti sconosciuto, ma pieni di meccanismi imbevuti di una magia irriconoscibile. Si suppone che gli stessi siano caduti da Zaion nella sua ascesa, ma dal momento che continuano ad esserne scoperti di nuovo, si pensa che questi vengano mandati dai Sirion stessi da ciò che ne è stato della loro città.

Fatto sta che ogni studio possibile si questi monoliti si è rivelato in ogni caso inconcludente.

C’è anche chi afferma di essere incappato in alcuni luoghi occulti nascosti in posti sperduti o poco conosciuti, che nascondessero delle vere e proprie “cripte” di fattura Sirion, sigillate ermeticamente e piene di protezioni e pericoli che potrebbero far fuori chiunque.

Ma nessun regno conosce (o non vuole ammettere di conoscere) l’esistenza di queste leggendarie cripte, ma ormai storie, voci e chiacchiericci urlano che è proprio in questi luoghi che sia nascosto il vero segreto di ciò che è accaduto.